La nascita degli stati nazionali ha permesso una grande conquista dell'umanità: la consapevolezza che alcune norme quali non uccidere, non rubare etc. fossero alla base del vivere civile e non avessero bisogno per la loro autoevidenza di alcun fondamento o giustificazione di carattere teologico. Quindi, il nostro vivere in società rispettandone le regole, le tradizioni, etc. è di per sè un fatto decisivo e sufficiente. La nostra etica deriva dal fatto che noi viviamo in una determinata società, in un determinato tempo rispettandone le leggi e le regole. Eppure...
ognuno di noi, in quanto credente sente il bisogno di una integrazione morale che sia fondata teologicamente:
Iniziamo col chiederci: quali sono le fonti da cui, in quanto cristiani unitariani, dobbiamo trarre spunto per la definizione della nostra condotta morale? Il Vecchio Testamento e gli Evangeli. Ebbene, nella storia abbiamo avuto miliardi di interpretazioni a carattere morale referentesi a vario titolo alla Bibbia. Ora, come è possibile indicare un criterio di scelta che sia univoco in ambito morale? Storicamente si è ricorsi ad una qualche autorità che, riconosciuta tale, avesse la facoltà di decidere per molti. Per noi, per la nostra storia, un simile concetto è inaccettabile. Nessun uomo può avere le capacità, il diritto ed il dovere di decidere al posto di un altro, di decidere il valore della vita dell'altro. Siamo convinti che questa necessità che sentiamo quale dovere morale sia una delle basi precipue che fondano il nostro rapporto con Dio. Siamo convinti che l'incertezza che ognuno di noi percepisce ogni volta che si parla di grandi temi morali, sia proprio lo spazio della nostra libertà in cui ciascuno di noi è chiamato, responsabilmente, a vivere la propria dimensione di fede. Non è possibile demandare ad altri tale responsabilità. Non è possibile avere una risposta univoca ad ogni domanda. Ognuno di noi in quanto credente è chiamato a portare da solo il peso di una simile responsabilità. Ognuno di noi in quanto cristiano è convinto di poter trovare nell'Evangelo molte linee guida per la sua condotta morale. Ciò che noi possiamo fare in quanto unitariani è invitare al dialogo ed alla condivisione, che non è, a rigore, una condivisione di responsabilità, bensì una discussione e un chiarimento comune per una decisione che, alla fine, spetta solo ed unicamente al singolo. In quanto cristiani possiamo solo invitare allo studio ed all'approfondimento del portato Evangelico come linea guida, ma non possiamo far di più. Quindi sarebbe falso sostenere che non esista una etica critiano unitariana per la sua assenza di norme definibili oltre quelle del vivere civile. L'impegno che è richiesto a noi unitariani in ambito etico è forse il più gravoso di tutti: vivere davanti a Dio la nostra responsabilità di cristiani e rendere conto, in ogni luogo, in ogni momento, a Lui e solo a Lui, della nostra fedeltà all'Evangelo
ognuno di noi, in quanto credente sente il bisogno di una integrazione morale che sia fondata teologicamente:
Iniziamo col chiederci: quali sono le fonti da cui, in quanto cristiani unitariani, dobbiamo trarre spunto per la definizione della nostra condotta morale? Il Vecchio Testamento e gli Evangeli. Ebbene, nella storia abbiamo avuto miliardi di interpretazioni a carattere morale referentesi a vario titolo alla Bibbia. Ora, come è possibile indicare un criterio di scelta che sia univoco in ambito morale? Storicamente si è ricorsi ad una qualche autorità che, riconosciuta tale, avesse la facoltà di decidere per molti. Per noi, per la nostra storia, un simile concetto è inaccettabile. Nessun uomo può avere le capacità, il diritto ed il dovere di decidere al posto di un altro, di decidere il valore della vita dell'altro. Siamo convinti che questa necessità che sentiamo quale dovere morale sia una delle basi precipue che fondano il nostro rapporto con Dio. Siamo convinti che l'incertezza che ognuno di noi percepisce ogni volta che si parla di grandi temi morali, sia proprio lo spazio della nostra libertà in cui ciascuno di noi è chiamato, responsabilmente, a vivere la propria dimensione di fede. Non è possibile demandare ad altri tale responsabilità. Non è possibile avere una risposta univoca ad ogni domanda. Ognuno di noi in quanto credente è chiamato a portare da solo il peso di una simile responsabilità. Ognuno di noi in quanto cristiano è convinto di poter trovare nell'Evangelo molte linee guida per la sua condotta morale. Ciò che noi possiamo fare in quanto unitariani è invitare al dialogo ed alla condivisione, che non è, a rigore, una condivisione di responsabilità, bensì una discussione e un chiarimento comune per una decisione che, alla fine, spetta solo ed unicamente al singolo. In quanto cristiani possiamo solo invitare allo studio ed all'approfondimento del portato Evangelico come linea guida, ma non possiamo far di più. Quindi sarebbe falso sostenere che non esista una etica critiano unitariana per la sua assenza di norme definibili oltre quelle del vivere civile. L'impegno che è richiesto a noi unitariani in ambito etico è forse il più gravoso di tutti: vivere davanti a Dio la nostra responsabilità di cristiani e rendere conto, in ogni luogo, in ogni momento, a Lui e solo a Lui, della nostra fedeltà all'Evangelo



